La Famiglia salesiana di Don Bosco

Rendiamo grazie a Dio che compie meraviglie nei suoi Santi.

Pensare oggi alla Famiglia salesiana è riconoscere Don Bosco fondatore. Per questo parliamo della Famiglia salesiana di Don Bosco.

Il rapporto che egli stabilì con alcune persone e con alcuni gruppi fu particolare e privilegiato.

Con Pio IX condivise le fatiche e le speranze della nuova istituzione, la Pia Società di san Francesco di Sales, voluta anch’essa a immagine e somiglianza della famiglia umana che ha Dio per Padre e di quella ecclesiale che ha il Papa come padre comune.

Con Madre Mazzarello visse un’esperienza spirituale e religiosa che sorprende per le mediazioni preparate dal Signore; per gli incontri provvidenziali e la luce di una intuizione reciproca che superava i contesti apostolici del tempo; per l’autentica e feconda collaborazione nel fondare l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Con molti credenti, impegnati per il bene dei giovani e per il rafforzamento della fede tra la gente semplice, sperimentò la forza e l’efficacia dell’operare uniti, ispirandosi al Vangelo e al metodo del Buon Pastore. Nacquero così i Cooperatori salesiani.

A oltre cento anni dalla sua morte, il fenomeno salesiano non finisce di meravigliare per l’estensione geografica e l’incremento numerico dei gruppi, che con specifiche originalità guardano a Don Bosco come al Padre di una grande famiglia spirituale.

L’unità armonica del carisma di fondazione, la carità pastorale e la forza del dono fatto dallo Spirito a Don Bosco assicurano il clima, l’ambiente di crescita e la sostanza di una Famiglia salesiana.

CAPITOLO 1

LA GRAZIA DELLA COMUNIONE NELLA FAMIGLIA SALESIANA

1. Il disegno di Dio nel progetto del Fondatore

2. Una famiglia spirituale – apostolica in sviluppo

3. Le ricchezze della mutua comunione

4. Nel cuore della Chiesa per la salvezza del mondo

Art. 1

Il disegno di Dio nel progetto del Fondatore.

Esprimiamo, con animo pieno di gioia e con sentimenti di umile gratitudine, la certezza che, per iniziativa di Dio e con l’intervento materno di Maria, Don Bosco iniziò nella Chiesa un’originale esperienza evangelica.

Lo Spirito plasmò in lui un cuore grande come le arene del mare, lo rese Padre e Maestro di una moltitudine di giovani e fondatore di una vasta famiglia spirituale.

La carità pastorale, che trova in Cristo, Buon Pastore, la sua sorgente e il suo modello, fu per Don Bosco criterio di vita e di azione, ispirazione educativa ed evangelizzatrice, preghiera e slancio missionario; e il Da mihi animas coetera tolle raccolse in unità il suo amore per Dio e per i giovani.

Per rispondere alle attese della gioventù e dei ceti popolari del suo tempo, Don Bosco fondò i Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice e i Cooperatori.

Molte altre forze apostoliche, con vocazioni specifiche diverse, vivendo del suo medesimo spirito e in comunione fra loro, continuano oggi la sua opera di educazione e di salvezza.

Nacque così e continua ancor oggi una vera scuola di santità. Da Don Bosco fondatore, i successivi fondatori di nuovi gruppi attingono ispirazione e orientamento, spiritualità e metodologia pastorale. I Gruppi vivono, custodiscono, approfondiscono e costantemente sviluppano, in sintonia con il Corpo di Cristo in perenne crescita, l’esperienza di Spirito Santo che Don Bosco visse e continua a trasmettere ai suoi discepoli.

Art. 2

Una famiglia spirituale – apostolica in sviluppo

Don Bosco, per la sua statura di santo, si colloca con originalità tra i fondatori di Istituti religiosi nella Chiesa. La sua vita divenne una storia, la sua regola uno spirito, la sua santità un tipo e un modello. E la sorgente iniziale, lo diciamo con viva riconoscenza a Dio, è divenuta una corrente, un fiume.

Don Bosco sognò una missione giovanile e popolare dalle molteplici dimensioni e orientò le forze di quanti condividevano il suo progetto educativo e salvifico in un vasto movimento.

La prodigiosa fecondità della Famiglia salesiana, significativo fenomeno della perenne vitalità della Chiesa, ne dà testimonianza.

La Famiglia salesiana di Don Bosco è costituita dai tre gruppi centrali (SDB, FMA, CC) alla cui fondazione egli stesso dedicò tempo, energie, impegno formativo ed organizzativo, perché costituissero il nucleo portante della sua opera, e da una costellazione di altri numerosi gruppi.

Da lui ebbe inizio anche l’Associazione di Maria Ausiliatrice. A lui venne quasi fatto omaggio, in un giorno di gioia e di festa, dell’Associazione dei suoi Exallievi.

Come nei grandi Ordini religiosi, così nell’esperienza carismatica iniziale di don Bosco sono implicite virtualità genuine di crescita e di sviluppo.

La consapevolezza di una parentela spirituale e di una comune responsabilità apostolica ha prodotto rapporti e scambi fraterni fra i gruppi e una loro originale presenza nella Chiesa tra la gioventù particolarmente bisognosa.

Art.3

La ricchezza della mutua comunione

Numerosi Gruppi costituiscono oggi la Famiglia salesiana. Essi formano un unico organismo vitale e questo spiega le convergenze di ciascuno con gli altri ed anche le differenze dei singoli fra loro.

Intensificano, innanzi tutto, l’efficacia della testimonianza e rendono più convincente l’annuncio del Vangelo, la penetrazione dello spirito delle beatitudini nel mondo, l’amore educativo verso i più bisognosi. Realizzano inoltre una più viva carità pastorale, aiutando tutti a concorrere e a sostenere l’impegno educativo e salvifico dei giovani e del popolo. Approfondiscono, infine, i tratti caratteristici di ciascun gruppo, facendo crescere l’identità nella comunione.

La nostra breve storia di Famiglia di Don Bosco ci convince che senza comunione esiste un reale pericolo di impoverimento e di infedeltà al progetto del Fondatore.

“Senza di voi non siamo più noi!”, può essere la parola impegnativa che ciascun gruppo è chiamato ad interiorizzare e a riesprimere nella pratica quotidiana.

Don Bosco appare dominato dall’aspirazione unitaria, dalla vis unita fortior, sulla quale si rifletteva un’idea altrettanto salda del suo patrimonio religioso: quella dell’unica famiglia a immagine e somiglianza della famiglia umana che ha Dio per Padre e quella ecclesiale che ha il Papa come padre comune.

Nessun gruppo è stato mai da lui concepito, né mai è esistito separatamente, ma sempre dentro una prospettiva unitaria, assai forte e assai ricca per coinvolgere la distinzione fra i gruppi.

Art. 4

Nel cuore della Chiesa per la salvezza del mondo

Lo Spirito suscita i carismi per l’utilità comune, inserendoli armoniosamente nella vita della Chiesa. Si sviluppa così, per disegno divino, una meravigliosa varietà di gruppi religiosi che molto contribuisce a che la Chiesa sia ben attrezzata per ogni opera buona, e preparata per l’edificazione del Corpo di Cristo. Viene abbellita con la varietà dei doni dei suoi figli, come sposa adornata per il suo Sposo, affinché si manifesti la multiforme sapienza di Dio.

Lo Spirito Santo ha suscitato la Famiglia salesiana, attraverso Don Bosco, affinché meglio si compisse la missione a lui affidata.

La Famiglia salesiana è un insieme di battezzati e di consacrati che, con l’originalità del proprio dono, si pongono al servizio della missione della Chiesa, Corpo di Cristo, sacramento universale di salvezza.

La Famiglia salesiana, vivendo nel cuore della Chiesa, evidenzia, nell’armonia dei differenti doni, l’importanza della missione, che dà tono e concretezza a tutto il patrimonio spirituale del Santo Educatore.

Il richiamo reciproco tra ‘educazione e santità’, ci chiede di essere intimamente solidali con il mondo e la sua storia.

Attuale, creativa e costante dev’essere quindi la progettazione della missione, se vuol ridare giovinezza al patrimonio spirituale ed educativo che è stato affidato; se vuole offrire un sostegno e un contributo di qualità alla Chiesa, che ripensa la sua pastorale giovanile e popolare, nei differenti contesti geografici e culturali.

CAPITOLO 2

LA PARTECIPAZIONE ALLA FAMIGLIA SALESIANA

5. Titoli di appartenenza.

6. La Reciprocità, scambio di doni

7. Riferimento a Don Bosco, Padre e Maestro

8. Ispirati all’umanesimo di San Francesco di Sales

9. Il Rettor Maggiore centro di unità

10. Descrizione della Famiglia salesiana di Don Bosco

Art. 5

Titoli di appartenenza

Il termine famiglia è continuamente adoperato nella tradizione salesiana per indicare, in forma generica, i legami che intercorrono tra i vari gruppi e si applica in modo diverso a seconda della natura del loro rapporto. Questo legame o rapporto non può essere ridotto a un fatto di pura simpatia. E’ piuttosto l’espressione esterna della comunione interiore e carismatica. Aiuta perciò a comprendere i differenti titoli di appartenenza alla Famiglia salesiana.

L’appartenenza si nutre di uno spirito comune, che orienta verso una vasta e complementare missione giovanile e popolare; e di certe caratteristiche proprie ed originali che giustificano il riconoscimento ufficiale, che viene dato per un titolo specifico.

Un primo titolo è quello proprio dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Cooperatori: sono i primi tre gruppi centrali, dei quali Don Bosco è fondatore in maniera tutta speciale. Sono stati costituiti da lui eredi diretti della sua opera; sono fondamento e punto di confronto per tutti gli altri in ciò che tocca lo spirito, la missione e la metodologia pedagogico – pastorale di azione.

Altro titolo di appartenenza è quello dei vari gruppi di vita consacrata, nati più avanti nel tempo dalla forza creativa del carisma. Essi arricchiscono con espressioni carismatiche particolari il comune patrimonio della Famiglia.

Un terzo livello, infine, viene definito con l’espressione: titoli particolari di appartenenza. L’orizzonte in cui si colloca è più ampio rispetto a quello dei gruppi precedentemente indicati, ma è vincolato ugualmente, in modo oggettivo, alla vitalità e alla ricchezza del patrimonio spirituale di Don Bosco. L’energia unificatrice del suo carisma è indispensabile anche per questo più vasto livello.

Il titolo giuridico di appartenenza poi va desunto dalla lettera di riconoscimento ufficiale che il Rettor Maggiore invia come risposta alla richiesta avanzata dai vari gruppi.

Art. 6

La reciprocità, scambio di doni.

Le differenti espressioni del carisma salesiano sono tra loro correlate in modo sostanziale, vivono cioè un rapporto di reciprocità molto profondo, per cui l’identità nella Famiglia salesiana non può essere definita e vissuta da un gruppo senza riferimento a quella degli altri.

Tutti insieme, come Famiglia, proponiamo oggi l’esperienza spirituale e carismatica del Fondatore, esprimiamo la ricchezza del dono di Dio per la sua Chiesa, prolungando e sviluppando nel tempo l’originalità di Don Bosco.

In una Chiesa che è comunione, la Famiglia salesiana vive e manifesta un cuor solo e un’anima sola, realizzando esperienze di comunione fraterna e apostolica al servizio della missione e per l’arricchimento mutuo tra i gruppi e le persone.

E’ come sentirsi gli uni affidati agli altri. L’appartenere ad un gruppo è come entrare nell’intera Famiglia. Comunicare è crescere con tutti; è sapersi l’uno complementare all’altro.

Congiunti assieme, i membri consentono alla Famiglia di vivere l’interezza dei suoi doni e valori, perché nei vari gruppi si vedono accentuati policromi aspetti spirituali, che non devono mancare in nessun cuore salesiano. Questi, però, sono evidenziati meglio e più caratteristicamente in qualcuno dei Gruppi; la comunione della Famiglia, poi, li mette a disposizione di tutti.

La comunione ecclesiale, la reciprocità, lo scambio dei doni, la complementarità e il mutuo arricchimento rappresentano una preziosa legge di vita per tutta la Famiglia, con conseguenze significative sul versante della missione. Per raggiungere da educatori e da evangelizzatori i giovani, specialmente i più bisognosi, e il ceto popolare, non è sufficiente l’attività di un solo Gruppo della Famiglia salesiana. Si esigono diversi tipi di intervento collegato, diversi modelli di vita cristiana, diversi ministeri complementari.

Art. 7

Riferimento a Don Bosco, Padre e Maestro.

Don Bosco è un gigante dello spirito che ha lasciato in eredità un ricco e ben definito patrimonio spirituale. Egli è l’iniziatore di una vera scuola di spiritualità apostolica, nuova e attraente. E’ punto di riferimento obbligato per quanti, sotto un particolare impulso dello Spirito, si sentono chiamati a condividere, nell’oggi della storia, il suo destino e la sua missione nei vari stati di vita, ciascuno secondo il grado e il livello che gli è proprio.

L’appartenenza si costruisce intorno a un centro unificatore, che è una persona, un criterio e uno stile.

La persona è quella di Don Bosco. La Famiglia salesiana si ispira all’umanesimo di San Francesco di Sales, rivissuto in modo peculiare da Don Bosco. Ciò che lega i differenti Gruppi e i loro membri in una Famiglia è una specie di parentela spirituale in Don Bosco, che è veramente il Padre di tutti.

Il criterio di appartenenza è la carità pastorale. Lo slancio apostolico di Don Bosco è l’energia spirituale che gli fa cercare le anime e servire Dio solo. La carità in lui riempie e dirige ogni cosa. Convoca intorno a lui le persone; coordina e armonizza le varie funzioni e i molteplici doni, i differenti stati e ministeri; e sublima le differenze in una organica ricchezza di unità. La carità apostolica di Don Bosco è forza di attrazione, è criterio di unità e armonia di spiritualità. Egli è veramente Maestro di tutti!

Il da mihi animas coetera tolle è la sintesi di un’esperienza spirituale e apostolica molto ricca. L’estasi dell’azione, che è punto di riferimento in San Francesco di Sales, è l’anima della carità apostolica in Don Bosco. L’amore educativo e pastorale è una forma concreta ed esigente di interiorità. Don Bosco è veramente guida e modello della Famiglia Salesiana.

Art. 8

Ispirati all’umanesimo di San Francesco di Sales

Ci chiamiamo Famiglia salesiana di Don Bosco, collegandoci a San Francesco di Sales e a San Giovanni Bosco. Il richiamo a San Francesco di Sales non è puramente formale nell’esperienza di Don Bosco: lo ha scelto come patrono perché corrispondeva alle intime aspirazioni che si preoccupò anche di manifestare e motivare.

La carità e la dolcezza di San Francesco di Sales mi guidino in ogni cosa: è il proposito fatto agli inizi del suo sacerdozio. Con la dolcezza di San Francesco di Sales i salesiani tireranno a Gesù Cristo le popolazioni dell’America: è il suggerimento apostolico che egli riceve nel sogno del 1883 per i missionari.

Ci inseriamo come Famiglia di Don Bosco nella più grande corrente salesiana dell’umanesimo, offrendo alla Chiesa un contributo di originalità sia nell’ambito educativo che nel lavoro pastorale. Per Don Bosco umanesimo salesiano significa valorizzazione di tutto il positivo presente e radicato nella vita delle persone, nelle cose, nella storia.

Questa ispirazione umanistica salesiana lo porta a cogliere i valori del mondo, specie se graditi ai giovani; a inserirsi nel flusso della cultura e dello sviluppo umano del proprio tempo, stimolando il bene e non accontentandosi di gemere sui mali; a ricercare la cooperazione di molti, convinto che ciascuno ha un suo dono evidente o da scoprire; a credere nella forza dell’educazione che anima e sostiene il cambiamento e la crescita del giovane verso l’onesto cittadino e il buon cristiano; ad affidarsi senza tentennamenti alla provvidenza di Dio, avvertito e amato come Padre.

L’umanesimo di San Francesco di Sales aiuta la Famiglia salesiana ad aprirsi ai gruppi che la compongono, perché ciascuno viva, nella gioia del Signore, la sua missione specifica.

Art. 9

Il Rettor Maggiore centro di unità.

L’appartenenza è originata dalla comunione e si consolida in una comunione sempre più profonda. Non è un vago sentimento che riconosce legami labili e lontani. E’ invece un impulso dello Spirito che tende all’unità e cerca espressioni concrete, talvolta anche istituzionalizzate, per un rapporto e una collaborazione operativi.

L’appartenenza alla Famiglia salesiana, interessando molti gruppi e le loro autonome originalità, necessita di un centro vitale che attualizzi il riferimento al Fondatore, al comune spirito, alla stessa missione.

Il centro che garantisce l’unità è, nel pensiero di Don Bosco, il Rettor Maggiore. A lui tutti riconoscono un triplice ministero di unità: è successore di Don Bosco, è Padre di tutti, è centro di unità della Famiglia.

Il Rettor Maggiore è successore di Don Bosco e un vincolo ininterrotto lo riallaccia alla Sua persona e lo rende idoneo a rappresentarlo oggi in maniera viva.

E’ il centro di unità di tutta la famiglia. Offre, infatti, l’esempio e l’insegnamento che assicurano la fedeltà allo spirito e lo stimolo alla partecipazione al carisma salesiano. La sua è una funzione animatrice e promotrice, che tesse l’unità e assicura, nella varietà delle vocazioni specifiche, la fedeltà allo spirito e il coordinamento delle iniziative. Non è, il suo, un compito di governo; è piuttosto un servizio vitale di animazione.

Il Rettor Maggiore è il padre di tutti coloro che collaborano alla missione di Don Bosco. Egli dilata lo spazio della sua paternità, che rimane per lui, come lo fu per Don Bosco, una caratteristica essenziale. La paternità esige bontà, senso di responsabilità di fronte alla crescita di ciascuno, guida nella fedeltà carismatica, impegno per la fecondità della vocazione salesiana in tutte le sue espressioni. “Il vostro Rettore avrà cura di voi e della vostra eterna salvezza”, lasciò scritto Don Bosco.

Art. 10

Descrizione della Famiglia salesiana di Don Bosco.

L’unità originale della Famiglia salesiana ha la sua radice ultima nella comunanza dello spirito e della missione a servizio della gioventù e del popolo. Realizza così, una vera comunità nella quale tutti i membri sono integrati secondo i loro propri doni, le loro specifiche funzioni e le diverse forme di vita possibili nella Chiesa.

La valorizzazione e il rilancio della Famiglia salesiana possono diventare tra noi una struttura portante del rinnovamento conciliare.

Rileggiamo perciò in maniera nuova la storia dell’esperienza spirituale di Don Bosco, ricollegandola all’intuizione primigenia e al cuore dell’Opera degli Oratori: la Famiglia salesiana è una comunità carismatica; la Famiglia salesiana è una realtà ecclesiale.

La Famiglia salesiana è una comunità carismatica. Si presenta quindi e va vissuta come dono dello Spirito alla sua Chiesa e come prolungamento organizzato del carisma di Don Bosco oggi.

Gruppi diversi, istituiti e riconosciuti, si ritrovano partecipi di una vera parentela spirituale e di consanguineità apostolica. Gruppi di presbiteri e di laici, di celibi e di sposati, di consacrati e di religiosi, a seconda delle forme di vita variamente testimoni delle beatitudini, formano un insieme organico e vitale per la forza unificatrice dello spirito e della missione di Don Bosco. Si sentono eredi e portatori del suo dono.

La Famiglia salesiana è una realtà ecclesiale. Esprime, cioè, la comunione tra i diversi ministeri al servizio del popolo di Dio; e integra le vocazioni particolari perché sia manifestata la ricchezza del carisma del Fondatore. Essa si inserisce nella pastorale delle chiese locali dando il proprio originale contributo. Cerca l’intesa e la collaborazione di altri gruppi e istituzioni ecclesiastiche e civili per un’educazione integrale, personale e sociale dei giovani e del popolo. Li accompagna, con l’educazione alla fede e l’impegno apostolico, fino alla scelta della propria vocazione nel mondo e nella Chiesa.

CAPITOLO 3.

I TRATTI CARATTERISTICI DEL VOLTO SALESIANO

A. “Parole” particolarmente significative di Don Bosco

11. Da mihi animas

12. Per guadagnare anime a Dio io corro avanti fino alla temerità

13. Uniti in un cuor solo si farà dieci volte tanto

14. Qualunque fatica è poca quando si tratta della Chiesa e del Papa

15. Basta che siate giovani perché io vi ami assai

16. Il nostro metodo si fonda tutto sopra la ragione, la religione e l’amorevolezza

17. L’unico mio appoggio è sempre stato ricorrere a Gesù sacramentato e a Maria Ausiliatrice

Art. 11

Da mihi animas

La vita di Don Bosco ha trovato origine, forma ed espressione in una parola che rappresenta il filo d’oro della sua esperienza: da mihi animas coetera tolle.

Questa parola racchiude l’energia inesauribile di Don Bosco; il segreto del suo cuore, la forza e l’ardore della sua carità, l’apostolato nelle sue mille forme e realizzazioni: l’ha scelta perché caratterizzasse, per tutti i gruppi e i membri della Famiglia, lo spirito che deve animarli.

Oggi, per noi, indica un insieme di atteggiamenti interiori che guidano i passi del salesiano nel concreto della vita quotidiana. Richiede infatti dedizione alla profondità spirituale e all’interiorità apostolica, orienta verso il mistero della presenza e dell’amore di Dio, suscitando il respiro per le anime, come si esprime don Filippo Rinaldi; cura la vivacità e la creatività della carità pastorale.

E’ il nostro distintivo di famiglia!

Ci collega a san Francesco di Sales e alla sua nuova modalità di realizzare la perfezione evangelica; e a Don Bosco, pastore delle anime, sull’esempio del Signore Gesù.

Per chiamarsi figli di Don Bosco è necessario rifarsi a questo nostro carisma primo. A tutti i suoi discepoli Don Bosco ripete: “La più divina delle cose divine è cooperare con Dio alla salvezza delle anime, ed è una strada sicura di alta santità”.

Art. 12

Per guadagnare anime a Dio io corro avanti fino alla temerità

Le espressioni che nascono dal cuore sacerdotale di Don Bosco difficilmente trovano una logica sistemazione nel quadro dei comportamenti comuni.

La temerità di cui parla il nostro Fondatore può avere differenti traduzioni: ardore apostolico, zelo instancabile, operosità incondizionata, lavoro pastorale incessante, creatività e geniale modernità negli interventi, cuore oratoriano.

Una manifestazione tipicamente salesiana della carità pastorale è il lavoro, inteso come lavorare per le anime. E’ una mistica che costruisce il regno di Dio e procura la felicità del giovane.

Il salesiano come Don Bosco sviluppa perciò in sé tutte le virtù dell’uomo di azione e impegna le proprie capacità e competenze per la promozione personale, il progresso sociale e la salvezza evangelica dei giovani, particolarmente bisognosi.

Fa dono totale della sua vita, come don Bosco che non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù. Realmente non ebbe a cuore altro che le anime.

Art. 13

Uniti in un cuor solo si farà dieci volte tanto

Don Bosco dimostra in tutta la sua azione di educatore, di pastore e di fondatore una grande capacità di dialogare, di corresponsabilizzare anche i più giovani suoi collaboratori, di armonizzare nel lavoro apostolico e missionario le doti di persone molto diverse, per tutto; di trovare ad ognuno un lavoro congeniale all’indole, all’ingegno, alla formazione, in modo che ognuno si trovasse a suo agio.

E’ consapevole della necessità di una carità cooperativa nel servizio educativo e pastorale e sa che lo Spirito Santo suscita i carismi a beneficio di tutta la Chiesa, per l’utilità comune.

La ricchezza di ciascuno è per il bene di tutti e saper suscitare collaboratori è rendere l’opera più efficace.

Nel Regolamento dei Cooperatori Salesiani Don Bosco scrisse: “In ogni tempo si giudicò necessaria l’unione tra i buoni per giovarsi vicendevolmente nel fare il bene e tenere lontano il male. Se una cordicella presa da sola facilmente si rompe, è assai difficile romperne tre unite. Le forze deboli, unite, diventano forti: Vis unita fortior, funiculus triplex difficile rumpitur”.

Art. 14

Qualunque fatica è poca quando si tratta della Chiesa e del Papa

La storia di Don Bosco, quella personale come quella pubblica, civile e religiosa, esprime un tratto tipico del suo spirito: l’amore alla Chiesa, centro di unità e comunione di tutte le forze che lavorano per il Regno. Dinanzi alla Chiesa del suo tempo, Don Bosco si presenta come un esperto in comunione e collaborazione.

Coltiva la coscienza e il senso di chiesa nella sua spiritualità e nel lavoro con i giovani e con il popolo, affrontando disagi e rischi innumerevoli.

Presta una continua collaborazione ai Vescovi e al Papa, sia sul piano organizzativo ed esterno, sia su quello spirituale e apostolico.

Don Bosco ha espresso la sua ecclesialità attraverso la preghiera incessante, la docilità al magistero, la disponibilità all’aiuto economico, la corresponsabilità nel servizio al Popolo di Dio, la difesa scritta e orale della persona del Papa e del collegio apostolico, la fedeltà alle scelte della Chiesa, l’accettazione convinta delle osservazioni e degli orientamenti dottrinali, la dedizione senza riserve: “Qualunque fatica è poca, quando si tratta della Chiesa e del Papa”.

Art. 15

Basta che siate giovani perché io vi ami assai

“E’ mio desiderio che i frutti di questo anno commemorativo perdurino a lungo, sia in codesta famiglia Salesiana, sia nella Chiesa universale, che in Don Bosco ha riconosciuto e riconosce un insigne modello di apostolo dei giovani.

Pertanto dichiaro e proclamo San Giovanni Bosco Padre e Maestro della gioventù, stabilendo che con tale titolo Egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi figli spirituali, ha scritto Giovanni Paolo II.

Viene così indicato lo spazio storico entro cui si è mosso Don Bosco: maestro della gioventù; e meritatamente viene espressa la modalità del suo impegno: padre della gioventù.

I principali valori dell’esperienza di Don Bosco trovano nei giovani il loro punto di convergenza e di coesione: il suo tipo di santità, la scelta del campo apostolico, la strategia d’intervento, il programma concreto di azione, il segreto della riuscita.

I giovani rappresentano, con e dopo il Signore, l’altro polo per cui vive ed opera Don Bosco.

L’amore verso i giovani, quello tipico di un padre, di un maestro e di un amico, ha sostenuto Don Bosco nelle sue fatiche.

I giovani rappresentano una specie di iniezione quotidiana di giovinezza e di buona vista per reinterpretare la società, e per Don Bosco una speciale vocazione.

“Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita”.

Art. 16

Il nostro metodo si fonda tutto sopra la ragione, la religione e l’amorevolezza

Il tratto peculiare della genialità di Don Bosco è legato a quella prassi educativa che egli stesso chiamò sistema preventivo. Il Sistema Preventivo rappresenta, in certo modo, il condensato della sua saggezza pedagogica e costituisce quel messaggio profetico, che egli ha lasciato ai suoi e a tutta la Chiesa.

E’ un’esperienza spirituale educativa. E’ amore che si dona gratuitamente nell’esercizio di una carità che sa farsi amare. E’ la scelta della bontà eretta a sistema e il cui contenuto è lo spirito di famiglia, la capacità di amicizia e di dialogo, la semplicità nella convivenza con i più bisognosi, l’affabilità gioiosa ed ottimista.

Si fonda tutto sopra la ragione, la religione, l’amorevolezza.

La Ragione sottolinea l’autentica visione dell’umanesimo cristiano, in cui l’allegria, la pietà, la saggezza, il lavoro, lo studio, il senso dell’umano si fondono in armonia.

La Religione è fare spazio alla grazia che salva, al desiderio di Dio, a Cristo Signore uomo nuovo, che offre un senso e una risposta alla ricerca della felicità.

L’Amorevolezza è la sostanza di un’intuizione psicologica: i giovani non siano solo amati, ma essi stessi conoscano di essere amati.

E’ equilibrio dell’educatore che si pone come amico maturo e responsabile accanto al giovane.

E’ carità evangelica benigna e paziente, che tutto soffre e sostiene qualunque disturbo.

E’ capacità di amare a misura dei ragazzi, vestendo l’amore di segni, che egli comprende.

Il Sistema Preventivo è inscindibile dalla persona di Don Bosco, è la sua stessa esperienza di Spirito Santo.

Art. 17

L’unico mio appoggio è sempre stato il ricorso a Gesù Sacramentato e a Maria Ausiliatrice.

Il Cristo che domina l’esistenza di Don Bosco è, prevalentemente, il Gesù vivo e presente nell’Eucaristia, il padrone di casa, come egli soleva dire, il centro di gravitazione verso il quale tutto converge, il pane di vita, il Figlio di Maria, Madre di Dio e della Chiesa.

Don Bosco è vissuto di questa presenza e in questa presenza.

L’Eucaristia sacrificio e sacramento, l’Eucaristia mangiata e adorata, è nella vita di Don Bosco forza e consolazione, sorgente di pace e fuoco di attività.

Per sé e per i giovani, è impensabile la santità senza l’Eucaristia.

L’Eucaristia è la chiave di volta per la conversione radicale del cuore all’amore di Dio.

La centralità di Cristo è vissuta, nello spirito salesiano, con una straordinaria sensibilità di contemplazione e di amicizia verso l’Eucaristia.

L’Ausiliatrice, poi, in Don Bosco non sottolinea un titolo, particolare e originale, sconosciuto anteriormente. E’, invece, il richiamo alla maternità universale di Maria, che interviene nell’opera di fondazione della sua Famiglia, realizzando così quasi un lavoro a due. E’ convinzione profonda ed irremovibile di Don Bosco: ‘Ella ha fatto tutto’.

Ci si può fidare di Maria. Perciò, a lei ci si può affidare.

Don Bosco ha legato, inoltre, in maniera indissolubile la sua devozione mariana al senso della Chiesa, al ministero di Pietro, alla fede semplice del Popolo di Dio, all’urgenza dei bisogni della gioventù.

B. Elementi portanti del comune spirito

18. La carità pastorale.

19. La grazia di unità.

20. L’unione con Dio e lo stile di preghiera.

21. La missione giovanile e popolare.

22. L’ottimismo e la gioia della speranza.

23. L’ascesi della bontà.

24. Lavoro e temperanza.

25. Lo spirito di iniziativa.

26. Il radicamento nel mistero di Cristo e l’affidamento a Maria.

27. Il senso della Chiesa.

28. Un’attenta sensibilità alle interpellanze della nuova evangelizzazione.

Art. 18

La carità pastorale

Centro e sintesi dello spirito salesiano è quella carità pastorale che Don Bosco ha vissuto con pienezza tra i giovani dell’Oratorio, spinto dal suo amore sacerdotale, soprannaturalmente appassionato del loro bene totale.

Carità è il nome dell’amore di Dio, anzi di Dio stesso. E’ richiesta ai discepoli del Signore come distintivo e riconoscimento che Dio guida i loro pensieri, le loro azioni, la vita intera.

E’ il centro di tutta la vita cristiana ed evangelica, perché sostiene ed orienta ogni forma di apostolato.

Nello stile di Don Bosco si specifica in alcune caratteristiche:

– è passione apostolica animata dall’ardore giovanile: la chiamiamo anche cuore oratoriano;

– è fervore, zelo incontenibile, ricerca di nuovi interventi per la salvezza dei giovani;

– è partecipazione alla missione di Gesù buon pastore;

– è ispirazione che trova la sua fonte nella Pentecoste, nella presenza ed azione dello Spirito di Dio;

– è sollecitudine che trova in Maria un esempio ricco di donazione di sé;

– è l’esatto contrario della mediocrità.

Ogni salesiano, imitando Don Bosco, tenta umilmente di essere segno e portatore dell’amore di Dio ai giovani e ad ogni altra persona che incontra.

Questa carità è intensamente pastorale, poiché va praticata in collegamento sincero ed operoso con i pastori della Chiesa, con il ministero dei Vescovi e del Papa, primi responsabili del gregge di Cristo Pastore.

Art. 19

La grazia di unità

La carità pastorale è quella virtù con la quale noi imitiamo Cristo nella donazione di sé e nel suo servizio. Non è soltanto quello che facciamo, ma il dono di noi stessi, che mostra l’amore di Cristo per il suo gregge.

La carità pastorale determina il nostro modo di pensare e di agire, il nostro modo di rapportarci alla gente.

I termini utilizzati nell’esperienza salesiana per esprimere il contenuto della carità pastorale come donazione di sé nel servizio apostolico sono vari: grazia di unità, interiorità apostolica, dimensione contemplativa della vita, sintesi vitale, unico movimento di carità verso Dio e verso i giovani, liturgia della vita …

La carità pastorale costituisce, per il membro della Famiglia salesiana, il principio interiore e dinamico capace di unificare le molteplici e diverse attività e preoccupazioni quotidiane. I due poli della carità pastorale, Dio e il prossimo, sono fra loro inseparabili.

E’ la disponibilità incondizionata all’azione dello Spirito che consacra il cuore dell’uomo al progetto di Dio, il dono di sé all’opera salvifica fino a dare la propria vita, la ricerca e la costruzione della comunione come dono e impegno dell’amore di Cristo Signore.

La contemplazione salesiana del mistero trinitario scopre continuamente Dio innamorato dell’uomo.

L’attenzione al prossimo procede da Dio e conduce continuamente a Dio, perché è sempre permeata dal suo amore.

Art. 20

L’unione con Dio e lo stile di preghiera

Don Bosco è stato definito l’unione con Dio. E’ una realtà che la Famiglia salesiana intende approfondire per capire a fondo l’intensità orante del da mihi animas che è la preghiera nel nostro santo Fondatore.

La meta finale della preghiera era, per san Francesco di Sales e per Don Bosco, l’unione con Dio nella vita nuova, per giungere a ripetere con verità la parola di Paolo: “Vivo, ma non più io; è Gesù Cristo che vive in me”.

La preghiera sbocca, così, nella carità. Aiuta ad uscire da sé per realizzare l’unione con Dio. E’ un processo di rapimento in Dio, di estasi della vita e dell’azione. E’ un atteggiamento interiore di carità, proteso verso l’azione apostolica, nella quale si concretizza, si manifesta, cresce e si perfeziona.

Alcune insistenze e alcune caratteristiche esprimono la semplicità di cui si riveste l’intuizione ricca e profonda della preghiera in Don Bosco.

Nella sua ispirazione, è tutta attraversata dal soffio del da mihi animas.

Nel suo stile, è giovanile, popolare, gioiosa e creativa, semplice e aderente alla vita.

Nelle sue forme principali, va all’essenziale: Parola di Dio, Eucaristia, Penitenza, Maria Ausiliatrice.

Art. 21

La missione giovanile e popolare

I discepoli di Don Bosco fanno esperienza di Dio attraverso quelli cui sono mandati: i giovani e il ceto popolare.

I giovani, innanzitutto: sono il dono di Dio alla Famiglia salesiana. Non sono soltanto i beneficiari di un’attività. Sono la nostra vocazione. Il Signore ha indicato a Don Bosco i giovani, specialmente i più poveri, come primi e principali destinatari della sua missione.

Senza i giovani, dunque, non ci possono essere presenze qualitativamente salesiane.

Specialisti dei giovani significa avere il cuore continuamente rivolto verso di loro, verso le loro aspirazioni e desideri, verso i loro problemi ed esigenze.

“Basta che siate giovani, perché io vi ami assai”.

Il ceto popolare è l’ambiente naturale e ordinario dove esprimere la scelta giovanile; il luogo sociale e umano dove cercare e incontrare la gioventù. C’è infatti tra giovani e popolo un rapporto di compenetrazione. L’impegno della Famiglia di Don Bosco, per accompagnarli nello sforzo di promozione umana e di crescita nella fede, intende evidenziare i valori evangelici di cui i poveri sono portatori: il senso della vita, la speranza di un futuro migliore.

Don Bosco tracciò, anche con l’Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice, un cammino di educazione alla fede per il popolo, valorizzando i contenuti della religiosità popolare e orientandoli verso la saggezza evangelica, che risponde ai grandi interrogativi dell’esistenza.

Il ceto popolare fu, per Don Bosco, il primo e significativo laboratorio dell’importanza e dell’efficacia della comunicazione sociale.

Art. 22

L’ottimismo e la gioia della speranza

“Meditate pur seriamente e analizzate più minutamente che potete questa Magna Carta della nostra Congregazione, che è il sistema preventivo, facendo appello alla ragione, alla religione e all’amorevolezza; ma in ultima analisi dovrete convenire meco che tutto si riduce ad infondere nei cuori il santo timore di Dio; infonderlo, dico, cioè radicarlo in modo che vi resti sempre, anche in mezzo all’infuriare delle tempeste e bufere delle passioni e vicende umane”.

E’ la pedagogia della grazia o della gioia della coscienza pura.

Don Bosco ha santificato la gioia di vivere e ha offerto ai giovani la chiave per raggiungere la felicità. Il Giovane Provveduto, la biografia di Domenico Savio, l’apologo contenuto nella storia di Valentino sono la dimostrazione della corrispondenza, teorica e pratica, tra grazia e felicità.

Alla scuola di san Francesco di Sales e di Don Bosco, il salesiano, consacrato o laico, costruisce dentro di sé alcuni atteggiamenti di fondo:

  • la fiducia nella vittoria del bene:

“In ogni giovane, anche il più disgraziato, abbia un punto accessibile al bene; è dovere primo dell’educatore di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore, e di trarne profitto”;

  • l’apertura ai valori umani:

Il salesiano “coglie i valori del mondo e rifiuta di gemere sul proprio tempo: ritiene tutto ciò che è buono, specie se gradito ai giovani. Chi è sempre pronto a lamentarsi non ha vero spirito salesiano;

– l’educazione alle gioie quotidiane:

“Ci sarebbe bisogno di un paziente sforzo di educazione per imparare o imparare di nuovo a gustare semplicemente le molteplici gioie umane che il Creatore mette già sul nostro cammino”.

L’educazione alla gioia è educazione alla speranza e alla donazione di sé.

Art. 23

L’ascesi della bontà

L’amorevolezza di Don Bosco è, senza dubbio, un caratteristico ed originale elemento pedagogico e metodologico nell’insieme del sistema educativo.

Anche oggi, pur in un mutato contesto culturale e con giovani di religione non cristiana, questa caratteristica costituisce una fra le tante istanze valide e originali della pedagogia di Don Bosco. Non è però riducibile solo a un principio pedagogico.

L’amorevolezza intesa come dimostrazione e dilatazione della carità teologale verso i giovani e i ceti più indigenti è anche espressione di una spiritualità.

Assicura nel tempo la vera identità dello spirito salesiano ed è espressione perenne del suo stile.

Si può correttamente parlare infatti, per un membro della Famiglia salesiana, della spiritualità apostolica del farsi amare, oltre che dell’amare.

“Questa nostra reciproca affezione sopra quale cosa è fondata?… Sul desiderio che ho di salvare le vostre anime, che furono redente dal sangue prezioso di Gesù Cristo, e voi mi amate perché cerco di condurvi per la strada della salvezza eterna. Dunque il bene delle anime nostre è il fondamento della nostra affezione”.

Il metodo dell’azione salesiana non è semplicemente quello di amare soltanto (cosa evidentemente indispensabile), ma quello di essere capaci, pedagogicamente, di farsi amare, perché l’impegnativo compito dell’educazione è opera di cuore.

Non è una meta facile. Richiede una continua e profonda ascesi, per far posto e dare spazio nella propria esistenza al giovane e al suo desiderio di Dio. Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità si sentì dire Don Bosco fin dal primo sogno premonitore.

La mansuetudine, la bontà, l’ascesi del farsi amare sono frutto dell’equilibrio dell’intelligenza e della custodia del cuore, dell’azione e del dono di sé.

Art. 24

Lavoro e temperanza

La pratica della carità pastorale, divinamente ispirata, include l’esigenza di conversione e di purificazione, la morte dell’uomo vecchio perché nasca, viva e si sviluppi l’uomo nuovo, che a immagine del Buon Pastore è pronto a dare la vita per le sue pecorelle, a sacrificarsi quotidianamente nel lavoro apostolico.

Lavorare sempre fino alla morte è il primo articolo del codice salesiano.

L’austerità è nel costume, nella volontà di sacrificio, nel distacco, non nel tono della vita. Si lavora, si tollera, si stenta allegramente, perché in tutto c’entra il cuore, e l’anima è così temprata ad alti ideali, è così disposta al superamento del non necessario, che permette la massima disinvoltura di movimento e di spirito.

Non occorre cercare penitenze straordinarie, ma solo accettare con serenità le fatiche e le difficoltà quotidiane per restare disponibili a servire bene Dio e i fratelli.

L’ascesi salesiana ha diversi aspetti: é ascesi di umiltà per non essere altro che servi davanti a Dio; è ascesi di mortificazione, per rendersi padroni di sé, saper custodire i propri sensi e il proprio cuore, saper rifiutare uno stile di vita comoda; è ascesi di coraggio e di pazienza per essere perseveranti nell’azione stessa; è ascesi di dedizione quando le circostanze e gli avvenimenti invitano ad essere più vicini a Cristo crocifisso.

E l’ultima forma, la più bella, quella della gratuità, consiste nel rifiutarsi di gemere, di far vedere che si rinuncia a qualcosa, sapendo, invece, dare con gioia sempre.

Art. 25.

Lo spirito di iniziativa

La Chiesa che custodisce il deposito della Parola di Dio, da cui vengono attinti i principi per l’ordine morale e religioso, anche se non ha sempre pronta la soluzione per ogni singola questione, desidera unire la luce della Rivelazione alla competenza di tutti, allo scopo di illuminare la strada sulla quale si è messa da poco l’umanità.

E’ perciò un dovere, per tutti, coltivare atteggiamenti di coraggio nella ricerca del bene e di creatività nelle forme di intervento apostolico.

In un momento come l’attuale, in una società caratterizzata dalla mobilità, dalla velocità e dalla fretta, non bisogna smarrire il senso e lo spirito dell’iniziativa pastorale.

Rimanendo ancorati al principio della concretezza e del contesto reale in cui si è chiamati a vivere, il discernimento spirituale deve orientare il cammino.

Don Filippo Rinaldi ricorda con forza ai salesiani: “Questa elasticità di adattamento a tutte le forme di bene che vanno di continuo sorgendo nel seno dell’umanità è lo spirito proprio delle nostre Costituzioni; e il giorno in cui si introducesse una variazione contraria a questo spirito, per la nostra Società, sarebbe finito”.

Sono molte le parole di Don Bosco che raccomandano questo spirito di iniziativa: “Si accondiscenda proprio sempre molto dove si può; pieghiamoci alle esigenze moderne, anche ai costumi e alle consuetudini dei vari luoghi, purché non si abbia a fare contro coscienza”. Non è un problema solo di adattamento; ciò che è richiesto è il continuo rinnovamento alla luce dei segni dei tempi.

Art. 26

Il radicamento nel mistero di Cristo e l’affidamento a Maria

L’orientamento ultimo dello spirito salesiano è la vita cristiana, la formazione del credente.

L’uomo formato e maturo è il cittadino che ha fede, che mette al centro della sua vita l’ideale dell’uomo nuovo proclamato da Gesù Cristo e che è coraggioso testimone delle proprie convinzioni religiose.

Radicarsi in Cristo è la gioia più profonda per un figlio di don Bosco. Da qui l’amore alla Parola e il desiderio di vivere il mistero di Cristo ripresentato dalla liturgia della Chiesa; la celebrazione assidua dei sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione che educano alla libertà cristiana, alla conversione del cuore e allo Spirito di condivisione e di servizio; la partecipazione al mistero della pasqua del Signore che apre alla comprensione nuova della vita e del suo significato personale e comunitario, interiore e sociale.

Nel mistero di Cristo è presente in modo significativo ed irrinunciabile la persona di Maria. Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, dobbiamo cioè riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù e che apre a noi la via che a Lui conduce.

Tutta la Famiglia salesiana si sente famiglia mariana, nata per la sollecitudine materna dell’Immacolata Ausiliatrice.

Perciò il salesiano a lei si affida. Affidamento è un dinamismo ascendente: si è chiamati a compiere il gesto del dono di sé, a rispondere con generosità a una missione da compiere, a corrispondere con la pienezza dei carismi, di cui siamo stati arricchiti, a impegnarsi di persona in un cammino rinnovato.

Maria, segno di sicura speranza e di consolazione per il peregrinante popolo di Dio, è suscitatrice di impegno personale e di slancio apostolico.

Art. 27

Il senso di Chiesa

Don Bosco mise come principio fondamentale della sua azione apostolica l’accettazione filiale e devota delle indicazioni del Magistero autentico, ma nello stesso tempo fu tenace difensore del suo carisma di fronte a pressioni di ecclesiastici non sufficientemente illuminati.

La riflessione, profonda e prolungata, del Concilio Vaticano 2� ha posto al centro la realtà della Chiesa – mistero che, nella sua dimensione di popolo di Dio, si presenta particolarmente come centro di unità e di comunione. Essa costruisce questa realtà accogliendo il dono dello Spirito e facendosi risposta operativa attraverso l’impegno convergente di tutti i battezzati.

Il problema dell’unità è, oggi più che mai, di attualità.

La Famiglia di Don Bosco ha tra i tesori di casa una ricca tradizione di fedeltà filiale al Successore di Pietro, e di comunione e collaborazione con le Chiesa locali.

“Quando il Papa ci manifesta un desiderio, questo sia per noi un comando”: sembra un’espressione sfuggita inconsapevolmente dalla bocca di Don Bosco. Rappresenta, invece, una scelta esplicita, per la sua radice religiosa.

La collaborazione con la Chiesa locale implica oggi un rinnovato rapporto, nell’educazione e nella pastorale, con i carismi e i contributi originali dei fedeli laici in una chiesa particolare.

Nella fedeltà allo spirito di Don Bosco dunque ci viene richiesto oggi un dinamismo nuovo che costruisca la comunione con tutti i credenti.

Art. 28

Un’attenta sensibilità alle interpellanze della nuova evangelizzazione

Una prospettiva domina l’impegno della Chiesa contemporanea: la nuova evangelizzazione.

Tutta l’opera di don Bosco è nata da un semplice catechismo e l’evangelizzazione e la catechesi, che ne rappresentano l’ambito e l’approfondimento, restano per la Famiglia salesiana una dimensione fondamentale.

Questa tradizione rende oggi tutti i gruppi della Famiglia particolarmente attenti e sensibili alle esigenze personali ed oggettive della nuova evangelizzazione.

Molti documenti della Chiesa hanno indicato nella nuova evangelizzazione un rinnovato atteggiamento pentecostale del Popolo di Dio per proclamare coraggiosamente l’ineffabile presenza del Cristo vivente, Signore della storia, il primo e più grande evangelizzatore che sa rispondere alle attuali gigantesche sfide del mondo.

Alla Famiglia salesiana la prospettiva della nuova evangelizzazione richiede:

  • di evidenziare la novità dei contesti entro cui si è chiamati ad evangelizzare: siamo di fronte a situazioni ecclesiali, sociali, economiche, politiche assolutamente inedite;
  • di cogliere la novità insita negli orientamenti della Chiesa che indica i nuovi operatori dell’evangelizzazione e le nuove frontiere in cui inserirsi per l’annuncio del Cristo;
  • di assumere le conseguenze che la nuova evangelizzazione ha sul lavoro educativo salesiano.

La riflessione sul mutuo rapporto tra maturazione umana e crescita cristiana deve essere

considerata da noi basilare e indispensabile in tutte le situazioni.

CAPITOLO 4.

FORMAZIONE A UNA FRATERNITÀ ATTIVA

29. Il primato della vita nello Spirito.

30. La conoscenza e l’apprezzamento dell’indole propria di ogni Gruppo.

31. Mutui rapporti di Famiglia.

32. L’apertura a un più vasto “Movimento salesiano”.

33. Volontà di collaborazione nelle Chiese locali e nella Società.

34. Stima delle altre forze ecclesiali.

Art. 29

Il primato della vita nello Spirito

La Famiglia salesiana di Don Bosco ha alla sua radice, come tipico ed originale carisma di fondazione, il dono dell’unità e della fraternità, che si fa impegno di continua cura e formazione all’amore evangelico.

Il rinnovamento voluto dalla Chiesa per tutti i gruppi e le comunità riconduce allo Spirito della Risurrezione e della Pentecoste. Tutta la vita del credente è sotto il segno dello Spirito.

La fraternità è il frutto del rafforzamento dell’uomo interiore, è iniziativa dello Spirito.

L’uomo interiore è quello che si rende disponibile a Dio, che si rivolge all’uomo e agisce attraverso di lui.

E’ contrassegnato dalla corrispondenza all’amore di Dio rivelato in Gesù che apre le persone l’una all’altra, fra loro.

E’ l’uomo nuovo che cammina nello Spirito con il criterio e i frutti dell’amore.

La forza di sintesi coesiva che sgorga dalla carità pastorale è frutto della potenza dello Spirito Santo che assicura l’inseparabilità vitale tra unione con Dio e dedizione al prossimo, tra interiorità evangelica e azione apostolica, tra cuore orante e mani operanti.

Art. 30

La conoscenza e l’apprezzamento per l’indole propria di ogni Gruppo

La crescita della fraternità è anche frutto della vicendevole conoscenza. Non si può amare una realtà non conosciuta.

I Gruppi che hanno ottenuto il riconoscimento di appartenenza alla Famiglia salesiana sono cresciuti numericamente negli ultimi anni. Altri verranno aggregati in un prossimo futuro.

Il Rettor Maggiore dei salesiani, come successore di Don Bosco, padre e centro di unità della Famiglia, presiede al cammino dei gruppi che chiedono il riconoscimento; la sua comunicazione conclusiva coinvolge tutti nella gioia dello sviluppo voluto dallo Spirito del Signore. Perché questa gioia possa essere piena e fondata dev’essere impegno esplicito da parte di tutti per una migliore reciproca conoscenza.

Questa conoscenza poi non può fermarsi solo agli aspetti esteriori e unicamente organizzativi, ma deve saper cogliere le originalità di ciascuno, come ricchezza e fecondità del comune Fondatore Don Bosco.

La lettura dei documenti fondamentali dei Gruppi e la lettera del Rettor Maggiore che ne riconosce l’appartenenza alla Famiglia esprimono la forza del carisma e la genialità dell’esperienza salesiana.

Una conoscenza più attenta è richiesta nei confronti dei Gruppi direttamente iniziati da Don Bosco e di quelli che sono presenti ed operanti nel proprio territorio.

Art. 31

Mutui rapporti di famiglia

Dalla conoscenza intellettuale è bene passare, poi, alla conoscenza sperimentale derivante da una fraterna condivisione.

E’ l’ampio campo affidato allo spirito di famiglia, alle relazioni interpersonali e di gruppo.

Esso si compone, a modo soltanto esemplificativo, di:

  • contatti vivi, incontri occasionali o regolari, informali o organizzati;
  • incontri di fraternità, di spiritualità e di preghiera che pongano a disposizione di tutti le ricchezze di ciascuno;
  • momenti di riflessione e di studio su aspetti dello stesso carisma, della spiritualità, del patrimonio ereditato da Don Bosco e delle sfide che i segni dei tempi pongono alla Famiglia intera;
  • informazioni costanti e istituzionalizzate tra i gruppi per una partecipazione sempre più fraterna ai momenti di gioia e di difficoltà, di ricerca e di discernimento che ciascun gruppo vive nel suo programma annuale. Particolare rilevanza ha, in tal senso, la Consulta della Famiglia salesiana, che merita il sostegno di tutti i Gruppi;
  • condivisione delle fatiche della comunicazione sociale per diffondere nel mondo lo spirito di don Bosco: si consideri, per esempio, l’impegno condiviso di fronte al Bollettino Salesiano;
  • riconoscimento vicendevole del bisogno che ciascuno, come persona e come gruppo, sente del perdono, della comprensione e dell’aiuto dell’altro.

I rapporti, poi, devono aiutare a scoprire la correlazione sostanziale fra tutti i Gruppi della Famiglia che vivono in un rapporto di reciprocità e insieme formano e prolungano l’esperienza carismatica del Fondatore.

I differenti Gruppi non possono ripensare integralmente la loro vocazione nella Chiesa senza riferirsi a quelli che con loro sono i portatori del progetto evangelico del Fondatore.

Per questo ricercano una migliore unità di tutti, pur nell’autentica diversità di ciascuno.

Infine tutti i Gruppi collaborano per la vitalità dell’intera Famiglia, in vista:

  • della pastorale vocazionale;
  • della formazione dei singoli membri;
  • della ricerca pastorale per costruire adeguate risposte ai problemi dell’educazione e della evangelizzazione dei giovani e del ceto popolare;
  • della realizzazione della missione salesiana nei suoi diversi settori e tipi di opere;
  • della diffusione dello spirito di Don Bosco.

Art. 32

L’apertura a un più vasto movimento salesiano

La Famiglia salesiana di Don Bosco, realtà ecclesiale, tutta protesa a realizzare e a manifestare il comune spirito lasciatoci in eredità dal Fondatore, non vive unicamente per se stessa: la missione di sacramento dell’amore di Dio per i giovani condiziona, orienta e specifica il suo essere ed operare.

Si riconosce come realtà carismatica, rinnovatasi in questa ora speciale dello Spirito, a seguito dell’impulso ricevuto dal Concilio Vaticano 2°.

Si riconosce come movimento ecclesiale la cui ampiezza va oltre i confini e le possibilità dei singoli gruppi ufficialmente riconosciuti, perché aggrega persone amiche, simpatizzanti e benefattrici, che pur non appartenendo a Gruppi organizzati e riconosciuti della Famiglia salesiana, tuttavia operano nello stile e nello spirito salesiano insieme con noi.

La Famiglia di Don Bosco ispira un più vasto movimento salesiano quando sa esprimere, più in là delle peculiarità proprie dei vari Gruppi, qualcosa di aggregante e dinamico che manifesti visibilmente la comune identità apostolica.

Le parole particolarmente significative di Don Bosco e gli elementi portanti del comune spirito, riportati nel presente documento, costituiscono una concreta proposta e una sintesi opportuna per operare come vasto movimento di persone che, in vari modi, lavorano per la salvezza della gioventù.

Art. 33

Volontà di collaborazione nelle Chiese locali e nella Società

La cura e la formazione della fraternità considerano un elemento determinante nella vita della Famiglia salesiana la penetrazione dello spirito di Don Bosco nelle Chiese locali e nella società, attraverso un’effettiva collaborazione tra i Gruppi per una maggiore fecondità apostolica.

La comunione e la comunicazione devono sbocciare nell’effettiva collaborazione apostolica, visto che la Famiglia salesiana esiste non per se stessa, ma per compiere nella Chiesa e nel mondo la missione a lei affidata, a servizio soprattutto dei giovani e dei poveri.

Questa ampia collaborazione si presenta sotto due forme:

  • è una collaborazione da Gruppo a Gruppo per realizzare la missione salesiana nei suoi diversi settori e campi e nei diversi tipi di opere;
  • ed è una collaborazione dei Gruppi insieme nelle istituzioni pastorali della Chiesa locale e nelle istituzioni civili, per portare il contributo salesiano, vario nelle sue ricchezze e contenuti, alla costruzione della civiltà dell’amore.
  • Il raggiungimento di un progetto comune comprende un cammino di convergenza che potrà più volte richiedere il sacrificio di particolari punti di vista o di prospettive legate al solo gruppo di appartenenza.

Art. 34

Stima delle altre forze ecclesiali

La fraternità dilata gli spazi della carità e accoglie con stima, cordialità e spirito di collaborazione le varie forme aggreganti che operano nella Chiesa per la sua edificazione e per la manifestazione della multiforme grazia dello Spirito.

Per la solidale edificazione della casa comune è necessario che sia deposto ogni spirito di antagonismo e di contesa, e che si gareggi piuttosto nello stimarsi a vicenda, nel prevenirsi reciprocamente nell’affetto e nella volontà di collaborazione, con la pazienza, la lungimiranza, la disponibilità al sacrificio che ciò potrà talvolta comportare.

La multiforme grazia di Dio data ai diversi movimenti ecclesiali si esprime in una particolare spiritualità e in una originale forma apostolica.

Si realizza, allora, nella comunione, un interscambio di doni, soprattutto quando i vari Gruppi riescono a manifestare con chiarezza la propria identità.

La comunione non riduce le particolarità e non tende a riportare tutti ad un livello medio e non significativo.

La comunione esige disponibilità al dialogo e capacità di contribuire offrendo i propri valori.

Come Famiglia salesiana, stimolati dall’esempio di Don Bosco che verso tutti ebbe sentimenti e parole di accoglienza e di riconoscenza, e con tutti seppe condividere intuizioni, esperienze e realizzazioni, siamo chiamati a riconfermare il dono ricevuto e a camminare insieme con tutta la Chiesa.

CAPITOLO 5.

SERVIZI DI COMUNIONE

35. La comunione esige fedeltà al proprio Gruppo.

36. Punti di riferimento.

37. Utilità di alcune agili strutture.

Art. 35

La comunione esige fedeltà al proprio Gruppo

Il fatto di appartenere alla Famiglia per condividere tra molti le stesse ricchezze spirituali non diminuisce i valori e l’originalità di ogni singolo Gruppo.

La fraternità non spegne ma rafforza l’identità.

Così anche le situazioni concrete delle persone e la loro collocazione ecclesiale vengono confermate, vivificate e arricchite.

Con l’energia del suo carisma, Don Bosco unifica nell’armonia di un’unica famiglia apostolica il religioso, il laico, lo sposato, il vedovo, il celibe, il prete variamente testimoni dello spirito delle beatitudini.

Non toglie a nessuno la sua specifica spiritualità sacerdotale o laicale o religiosa.

Il carisma di Don Bosco è un’energia superiore e globale che segna di sé l’esistenza assumendo e ordinando , specificandole e irrobustendole, le singole spiritualità.

La comunione è il frutto più maturo dell’identità carismatica, dell’autonomia organizzativa, dell’espressione delle originalità di gruppo, dell’arricchimento mutuo e generoso con i valori di tutti.

La comunione perciò resta sempre la meta unica della Famiglia salesiana per vivere i suoi valori con la massima intensità.

Art. 36.

Punti di riferimento

In forza della loro fraternità carismatica i singoli Gruppi che costituiscono la Famiglia salesiana riconoscono nel Rettor Maggiore, successore di Don Bosco, il padre e centro di unità della Famiglia stessa.

Non mancano, poi, e in intimo collegamento con il suo ministero, altri punti di riferimento che facilitano e realizzano convergenze in vista di un servizio all’unità dello spirito e alla collaborazione apostolica.

All’interno di ciascun Gruppo c’è un servizio fraterno di animatori qualificati con l’impegno di creare comunione con tutta la Famiglia di Don Bosco.

I Salesiani di Don Bosco poi, a titolo di eredi in maniera particolare e rappresentanti della sua ricchezza di paternità sacerdotale collegata all’ordine presbiterale, portano la responsabilità di animare l’insieme della Famiglia.

Realizzano perciò un servizio che non si riveste di autorità di governo, ma della gioia di garantire un cammino di fedeltà per vivere con pienezza la santità salesiana.

La ricerca e l’accettazione dei differenti “sacramenti della comunione” manifestano la convinzione che una persona nell’atto di integrarsi in un gruppo come membro attivo ha la coscienza di chiedere di voler far parte, allo stesso tempo, di una più ampia Famiglia.

Art. 37

Utilità di alcune agili strutture

Comunità formata da gruppi istituiti e ben organizzati, la Famiglia salesiana può ricevere stimoli per una migliore crescita e maturazione da una struttura istituzionalizzata, leggera e flessibile, riconosciuta e voluta da tutti.

Un elemento chiaro di unità è rappresentato, a livello generale, dalla persona del Rettor Maggiore, secondo le indicazioni già espresse nel presente documento. Egli possiede anche una specifica funzione istituzionale nei confronti di molti Gruppi singolarmente presi.

Potrebbero essere pensati anche altri aspetti in una visione organica.

Ai livelli regionale, nazionale, ispettoriale e locale, l’unità viene sostenuta e incrementata da consigli e consulte. Per assicurare una normale vitalità alla Famiglia salesiana, sembra indispensabile non affidarli alla sola buona volontà dei responsabili dell’animazione e del governo dei singoli Gruppi ai differenti livelli.

Spesso le difficoltà pratiche del lavoro apostolico e delle relazioni interpersonali o di gruppo nascondono l’esigenza e l’urgenza della fraternità attiva organizzata in strutture.

La definizione di strutture possibili dovrà essere oggetto di un’attenta ulteriore riflessione da condividere fra tutti i Gruppi della Famiglia salesiana.

CONCLUSIONE

38. La memoria e il ricorso ai santi della Famiglia.

39. Attualità ecclesiale di una Famiglia che vive e opera unita.

Art. 38

La memoria e il ricorso ai Santi della Famiglia

I santi proclamano le meraviglie di Cristo e diventano testimoni vivi del Vangelo, potenziando, nello spirito e nell’esercizio della carità fraterna, l’unità di tutta la Chiesa.

Dio ha mostrato un grande amore verso la Famiglia salesiana di don Bosco arricchendola con la santità.

Sacerdoti, laici e consacrati, giovani ed adulti della Famiglia, membri impegnati in educazione e in evangelizzazione, costruttori del quotidiano e apostoli chiamati all’eroismo del martirio trovano ricchezza di ispirazione tra i nostri Santi.

E’ ammirevole ciò che la grazia dello Spirito Santo opera nei cuori di coloro che lo accolgono e si rendono a Lui disponibili! Diffondendo il suo amore spinge alla carità perfetta e all’unione sempre più profonda tutti coloro che accolgono il suo dono.

La comunione che intendiamo realizzare come Famiglia ha nella santità, ricercata con costanza, l’aspetto più ricco della nostra condivisione.

L’invocazione, poi, dei Fratelli e delle Sorelle che ci hanno indicato il cammino dell’amore diventa un valido aiuto alla nostra debolezza e uno stimolo a lavorare con gioia nell’attesa del Paradiso.

Vi attendo tutti in cielo, ci ripete don Bosco.

Art. 39

Attualità ecclesiale di una famiglia che vive ed opera unita.

Il segno della Chiesa realizzata nel mondo è l’amore e l’unità.

La comunione è, poi, la testimonianza apostolica più efficace, secondo la parola di Gesù.

Nell’attuale contesto di storia della Chiesa impegnata nel dialogo con tutti gli uomini di buona volontà, si rende più urgente questo dovere di manifestare la comunione interna.

E’ necessario che tutti gli uomini, oggi ormai più strettamente uniti fra di loro dai vincoli sociali, tecnici e culturali, raggiungano anche la loro piena unità in Cristo, afferma il Concilio.

Le famiglie spirituali nella Chiesa possono contribuire molto a che la Chiesa sia ben attrezzata per l’opera dell’unione tra gli uomini e preparata per il servizio di edificazione del Corpo di Cristo.

Da Don Bosco abbiamo imparato che dall’amore per Cristo nasce inseparabilmente l’amore per la sua Chiesa.

La carità pastorale è radice ed espressione dell’unità nella comunione di Famiglia.

L’unità – visibile ed operante – della Famiglia salesiana diventa sicuro strumento di nuova evangelizzazione.

APPENDICE

Preghiera a Maria Ausiliatrice,
Madre della Famiglia salesiana

O Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa,
noi crediamo che tu occupi un posto singolare
nella storia della salvezza
e che sei la maestra e la guida della nostra Famiglia.

Con gioia contempliamo e vogliamo imitare
la tua fede e la tua disponibilità al Signore
e al suo progetto d’amore,
la tua riconoscenza per le grandi cose operate dal Padre,
la tua carità apostolica e la tua fedeltà nell’ora della croce.

Ci affidiamo a te con amore di figli:
Immacolata, tu ci educhi alla pienezza del dono di noi stessi,
Ausiliatrice, tu ci infondi coraggio e fiducia
nel servizio del Popolo di Dio.

Ti preghiamo, o Vergine Santa,
di continuare la tua protezione
su ciascuno di noi,
sui singoli Gruppi nati dal carisma di Don Bosco,
sull’intera Famiglia Salesiana
e sui giovani che tu ci affidi.
Amen.